lunedì 12 gennaio 2009

Dei delitti e delle pene (Dialoghetto morale)

Luigi detesta gli intellettuali che scrivono per gli intellettuali: la cultura è un bene contendibile.
Il Principe Azzurro alle ore 23.20 del 09 gennaio
giusto
Fabio Falcone alle ore 23.38 del 09 gennaio
molto giusto!
Luciano Petrullo alle ore 23.55 del 09 gennaio
condivido. del resto gli intellettuali che scrivono per gli intellettuali non lo sono punto.
Paola Rocchi Soffici alle ore 9.36 del 10 gennaio
Giusto. Gli Intellettuali che scrivono per gli Intellettuali - e sono moltissimi - recano danno alla società ed allontanano anzichè avvicinare alla Cultura
Guido Canciani alle ore 10.43 del 10 gennaio
Be', caro Luigi, figurati che ho sempre pensato che chi scrive, scriva, e basta! In linea generale dal mio punto di vista, lo scrivere (ma anche l'interpretare un brano musicale...) è molto affine al cucinare: vuoi dare una certa forma, consistenza, profumo e sapore al tuo piatto ed utilizzi gli strumenti e gli ingredienti che ti sono necessari. Poi, abbandoni il piatto al giudizio della tavola; che dovrebbe giudicare il piatto, ma non il cuoco.
Comunque (vedi com'è curiosa la storia...) hai espresso - e sicuramente in buona fede, e "da sinistra" presumo, un'opinione già espressa a suo tempo, quasi con le stesse parole! dall'esimio dott. Goebbels e che stava a fondamento di tutta la politica culturale della NSDAP.
In Italia, contemporaneamente, Starace sosteneva posizioni simili, anche se con esiti meno rigorosi...
Non me ne volere! e buon fine settimana.
Luigi Cannella alle ore 11.04 del 10 gennaio
La conclusione del tuo sillogismo quale sarebbe? Non temere, non ti mangio mica...
Guido Canciani alle ore 19.09 del 10 gennaio
Scusa il ritardo nel rispondere; ho dovuto guardare sul dizionario il significato di "contendibile" e "sillogismo" (diavolo, questa è troppo facile... me la potevo anche risparmiare!).
Insomma, volevo dirti che - sul filo di una riflessione che va da Viktor Klemperer "LTI - Notizbuch eines Philologen" (pubblicato in Italia come " La lingua del III Reich") al Pasolini di "Acculturazione e acculturazione" (in "Scritti corsari") la nozione di "cultura per il popolo" (o di "intellettuale che scrive per il popolo", vedi te) mi puzza un po' di reazionario; anzi ti dirò che la temo proprio.... Mi rendo conto, peraltro, di esprimere opinioni non molto di moda, contrarie allo Zeitgeist, direi, come ti dimostrano gli entusiastici commenti che hanno preceduto il mio primo. Un saluto.
Luigi Cannella alle ore 8.22 del 11 gennaio
E quindi?
E quindi, mio laconico corrispondente, ti vorrei chiedere quale debba essere - e da chi debba essere nominato - il giudice terzo incaricato di stabilire ciò che è stato scritto, dipinto, scolpito, composto, suonato, proiettato, recitato, per gli intellettuali (e quindi destestabile) e ciò che non lo è stato (e quindi non detestabile, anzi buono, ed evidentemente contendibile).
A proposito, l'idea della "contendibilità" l'hai per caso mutuata da R. Willig & Co.? Autori, direi, non propriamente divulgativi....
Insomma la mia limitatissima conoscenza della storia mi ha reso convinto del fatto che - negli ultimi due secoli - ovunque si sia insediato, questo ruolo di giudice è stato assunto e svolto (e con che efficienza!) dalle polizie politiche, come possono testimoniare Majakovskij, suicida nel 1930, o Bulgakov, o Sostakovitch, o Paternak, tutti invisi al NKVD, o W. Benjamin, suicida nel 1940 di fronte alla prospettiva di un incontro con le SS, o i Mann, o Freud scampati per un pelo ad uno sgradevole colloquio con la Gestapo.
Tutte organizzazioni, queste, ufficialmente depositarie della Verità circa lo statuto delle opere dell'ingegno (ed arbitre della vita dei loro autori!) ed in grado di distinguere infallibilmente tra ciò che era proletario, o Volkisch, e ciò che era da considerarsi elitario o degenerato. [1]
In Italia, contemporaneamente, era L'OVRA a detenere questa Verità, la quale sta passando adesso in eredità ai diavoli verdi: tutto ciò che non profumi di taleggio e non sia espresso in stretto dialetto bergamasco è per loro ufficialmente degenere, per cui se questi signori dovessero andare un giorno veramente al potere sia tu che io passeremmo i nostri guai.
Capirai quindi, quale sinistra eco risuoni nel mio pavido cuoricino alla lettura di slogan umorali ed un po' incauti e del loro (breve, per fortuna) codazzo di problematici applausi.

[1] Tra l'altro esistono molti punti comuni - forse non sufficientemente indagati - tra i dettami del "realismo socialista" ed il "blubokult" , entrambi, in fondo, espressione dell'estetica piccolo borghese addittata come meta ultima sia al "proletario liberato" che alle masse "fuse in un'unica volontà".



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