giovedì 29 aprile 2010

Heinrich von Kleist

1777- 1811: tra queste due date si iscrive la vita di Heirinch Von Kleist, uno dei massimi esponenti del romanticismo tedesco. Egli - prima di uccidersi sulle rive del Wannsee assieme alla sua amica Henriette Vogel, ci ha regalato alcune opere fondamentali, conosciute dal largo pubblico anche fuori dall'ambito germanico. Basti pensare, ad es. a "Il Principe di Homburg" o ancora a "La Marchesa di O...."
Ma tra le sue, amo particolarmente il "Michael Kohlhaas" un testo al quale Kafka dichiarava di "non poter nemmeno pensare senza esserne commosso fino alle lacrime", (ne dette una pubblica lettura nel 1913) sul quale ritorno spesso e che vi propongo stasera per il suo valore politico, diciamo così domestico. La vicenda del protagonista, ricalcata su fatti realmente accaduti nella prima metà del '500 in Sassonia ci mostra il formarsi ed il consolidarsi in Germania del diritto borghese, fondato sulla norma e valido erga omnes, in contrapposizione al diritto feudale, basato sul censo e sui rapporti di casta. Ho incontrato il Kohlhaas per la prima volta da bambinetto, in una riduzione radiofonica (sì, all'epoca la radio serviva anche a questo...) e mi rammento perfettamente, come se fosse adesso, l'impressione profonda che mi fecero la stolida tracotanza dello Junker Wenzel von Tronka, la trama di soprusi che avvolge inesorabile il protagonista spingendolo alla sua tremenda vendetta, la figura di Lutero, vero padre della patria, della lingua e della cultura (ad es. musicale, come ci insegna Wagner) tedesca, il trionfare finale - pur con la morte del Kohlhaas - di una superiore ed impersonale, ma umana, giustizia. Insomma, Michael Kohlhaas non è certo un Renzo Tramaglino ne' Martin Lutero un Padre Cristoforo. Pensate agli impietosi raffronti con l'Italia di oggi, ove i von Tronka imperversano, tra gli applausi degli oppressi (questa è una caratteristica di una troppo larga parte dei miei connazionali che mi riempie sempre di doloroso stupore: l'ammirazione delle vittime per il sopruso, per i paraculi che ti fottono, tipica di chi è servo nell'animo e non può concepire che espedienti da servi, ma regole mai, piuttosto morti). Ecco qua: questa è l'atmosfera della novella. Di seguito troverete due link: il primo al testo tedesco, grazie al Progetto Gutenberg, il secondo alla traduzione italiana grazie a Donato Rodoni. Buona lettura!
Michael Kohlhaas
An den Ufern der Havel lebte, um die Mitte des sechzehnten Jahrhunderts, ein Roßhändler, namens Michael Kohlhaas, Sohn eines Schulmeisters, einer der rechtschaffensten zugleich und entsetzlichsten Menschen seiner Zeit.—Dieser außerordentliche Mann würde, bis in sein dreißigstes Jahr für das Muster eines guten Staatsbürgers haben gelten können. Er besaß in einem Dorfe, das noch von ihm den Namen führt, einen Meierhof, auf welchem er sich durch sein Gewerbe ruhig ernährte; die Kinder, die ihm sein Weib schenkte, erzog er, in der Furcht Gottes, zur Arbeitsamkeit und Treue; nicht einer war unter seinen Nachbarn, der sich nicht seiner Wohltätigkeit, oder seiner Gerechtigkeit erfreut hätte; kurz, die Welt würde sein Andenken haben segnen müssen, wenn er in einer Tugend nicht ausgeschweift hätte. Das Rechtgefühl aber machte ihn zum Räuber und Mörder.
Er ritt einst, mit einer Koppel junger Pferde, wohlgenährt alle und glänzend, ins Ausland, und [....] 

Read more:
auf Deutsch:    http://www.gutenberg.org/etext/6645
auf Italienisch: http://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/kleist/michaelkohlhaas.html


2 commenti:

Ipazia ha detto...

Oh, grazie della segnalazione, che non l'avevo letto? Ora lo faccio (auf italienisch, aber: tu fai troppo conto delle mie competenze linguistiche! :D ).

Me ne aveva parlato però mio padre: lui, il rivoluzionario sconfitto (AutOp, per la cronaca), ha sempre badato molto a raccomandarmi la prudenza, e insegnarmi che Kohlhaas ristabilisce bensì la giustizia, ma viene massacrato, e non conviene mica.
(naturalmente, una ragazzina eroica non si ferma davanti a queste quisquilie, e la mia prudenza viene piuttosto da un altro dogma paterno: "i più estremisti sono sempre i primi a tradire").

squiliber ha detto...

Be' qualcuno deve pur pagare pegno, sulla strada del progresso! Però, K. non viene massacrato, ma giustiziato all'interno del quadro normativo per l'affermazione del quale aveva lottato ( e che era ben consapevole di aver violato). C'è una bella differenza...
Tuo padre però in una cosa aveva ragione: i più scalmanati sono i primi a tradire.
Per la lettura, in effetti, faccio conto sulle tue competenze e ti suggerirei il testo (italiano) a fronte per l'immediata soluzione degli eventuali dubbi.
Ciao "ragazzina eroica"! (Lo sei ancora, vero?)

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