mercoledì 10 novembre 2010

Il signor Fino

Ricevo, e pubblico volentieri, questo secondo ricordo di caccia in Maremma:

di Gilberto Barzagli
Il signor Fino

Il signor Fino, con la moglie Jole, abitava a Centocelle. Lui elettricista a Cinecittà, lei impiegata in ufficio.
Non avendo figli e disponendo di un appartamento  grande, anche per integrare le entrate si decisero ad affittare una stanza ad uno studente. Il caso volle che il giovane - studente in ingegneria - fosse un appassionato cacciatore maremmano che, quindi, la sera discorreva sovente di caccia, di cani, di cignali, di padule. 
Lo studente amava la caccia in padule , favorito anche dal risedere in un podere dell’Ente Maremma proprio al limite della Diaccia Botrona, circa 700 ettari di acque e canneti che si estendono  fino a lambire Castiglione della Pescaia . Il padre dello studente era invece un cignalaio.
Il signor Fino era un modesto cacciatore di piccoli uccelli e le sue uscite, senza nessuna pretesa di carniere, con gli amici, erano una  scusa per andare poi a finire la mattinata in qualche osteria.
Ma, a forza di ascoltare di questi racconti, il sig. Fino si invogliò a tentare una uscita in quel di Maremma, invero più pensando alle salciccie arrostite al fuoco nella macchia che alla cacciata vera e propria .
Si fissò un fine settimana dove il padre dello studente lo avrebbe portato con sé alla macchia per una braccata al cignale. Il figlio invece sarebbe andato a spadulare.
La sera, dopo cena intorno al fuoco nella casa del padre i discorsi furono tutti incentrati sul cignale, su canizze da brivido , cani sventrati, padelle memorabili e tiri riusciti. 
Il signor Fino si addormentò tardi quella sera, l’idea romantica di una  bella scampagnata aveva lasciato il posto ad una strana angoscia: questo animale nero che sbuca all’improvviso dal buio della macchia, che attacca i cani. Mah!
Si pentì di essere venuto ma ormai era troppo tardi, sarebbe stato scortesia rinunciare.
Al mattino, svegliato a buio dal padre dello studente, si rasò con cura, si rinfrescò con un buon dopobarba e - dopo un caffè - partenza per la macchia.
Il padre dello studente, per tutta la durata del   viaggio cercò di istruirlo con raccomandazioni ed informazioni sul comportamento da tenere durante la braccata e questo contribuì ancor di più a renderlo inquieto.
Finalmente arrivati al bar del Campino, dove c’erà il ritrovo della squadra, l’atmosfera allegra e gli sfottò tra i cacciatori lo tirarono un pò su . In fin dei conti sembrava una festa . Un altro caffè preso al bar contribuì a ridare morale.
Il capocaccia gridò – Quelli delle poste alla Passonaia -
Il signor Fino durante il tragitto in macchina chiese al suo ospite se certi sguardi strani di cui era stato oggetto fossero stati causati  dal suo essere un forestiero  Il padre, riluttante, rispose che il cignale aveva un odorato finissimo ed una persona profumata aveva scarse possibilità di non essere avvertito, per cui nessuno voleva avere per vicina di posta una tal persona. Comunque, non si preoccupasse, ché l’ospitalità delle gente di Maremma era grande e si tollerava che un forestiero non conoscesse gli usi .
Alla Passonaia , una volta parcheggiata la giardinetta , il capocaccia prese in consegna le poste e si avviò per lo stradello della macchia, non prima di aver lanciato un avvertimento – Signori, solo palla asciutta! -
Mai frase fu più oscura per il signor Fino.
Il gruppo delle poste si allungò lungo lo stradello; ad ogni  indicazione del capocaccia un cacciatore si fermava nel folto. Quando fu il  turno del sig. Fino il capocaccia gli indicò la sua posta e gli angoli di tiro. Poi proseguì, e con il gruppo rimasto fu subito inghiottito dalla macchia impenetrabile.
Alla posta di destra aveva una persona anziana mentre alla posta alla sua sinistra c’era il suo ospite. Si tolse la borsa dove aveva la colazione ed il pranzo, preparato dalla madre dello studente, e la pose a terra dietro di sé appoggiata a delle frasche di sondrio. 
Si guardò intorno e quando vide che i suoi vicini caricavano il fucile anche lui introdusse due cartucce a palla nella doppietta che si era portato da Roma.
Dopo questi preparativi cominciò ad osservare la macchia che aveva attorno. Certo era veramente fitta e scura; lo sguardo non riusciva a penetrarla che per  pochi metri. Se sbucava un cignale lo avrebbe visto solo quando lo avesse avuto proprio vicinissimo. Ma con tutti i cacciatori che c’erano la possibilità che passasse proprio di lì era assai remota e questo pensiero lo rassenerò un poco.
Ilsilenzio era sceso su tutta la macchia, anche i suoi vicini erano silenziosi; sembravano tesi ad ascoltare chissà  cosa. 
In lontananza si sentivano gridare degli strani uccelli, forse, allarmati dalla invasione straniera della macchia.
La notte era piovuto e forti odori di sondrio, di muschio e di funghi erano nell’aria. Un silenzio irreale avvolgeva macchia e  persone.
Questo silenzio gli creava disagio, non sapeva che cosa fare; i vicini di posta -  assorti in una sorta di religioso silenzio - sembravano udire o percepire  cose che lui non udiva o percepiva.
Poi un suono prolungato, di misteriosa origine -  suono di corno misto ad un lamento - si sparse per la macchia. E dopo, ancora silenzio.  Che cosa succedeva ? Perché quel suono ? Cosa sarebbe accaduto adesso?
L’abbaio di un cane in passata finalmente ruppe l’isolamento in cui si sentiva precipitato; adesso aveva finalmente qualcosa su cui concentrarsi.
Qualche grido si levò in lontananza, sicuramente era un incoraggiamento per il cane. L’ abbaio cambiò di intensità, divenne più ritmato; il cane aveva trovato il cignale e ci abbaiava a fermo.  Ma questo il signor Fino non lo capiva , registrava solo che c’era stato un cambiamento.
Ad un abbaio se ne aggiunsero altri; i gridi si intensificarono di numero; qualche sparo si udì in lontananza. Erano i braccali che cercavano di far partire il cignale e di spingerlo verso le poste,  ma per il signor Fino erano solo rumori - preoccupanti rumori.
Il frastuono dei cani, degli incitamenti e degli spari aumentò di intensità, era iniziata la seguita . Il baccano si avvicinava, i vicini di posta erano attenti anche se con i fucili non ancora imbracciati. Anche il signor Fino si fece attento. Il frastuono aumentò ancora: si sentivano i rami della macchia schiantati dal cignale e dalla massa dei cani che lo seguiva, e le grida dei canai, e gli spari dei braccali. - Madonna benedetta, fa che non passi proprio di qui -
Il frastuono si allontanò verso  monte, il vicino fece un gesto di delusione per l’occasione mancata ed il signor Fino lo assecondò per darsi un tono. La canizza saliva verso il monte, poi una coppiola secca, un rumore diverso dagli spari finora uditi. La canizza dopo un po’ tacque, ed il suo vicino disse – l’ha avuta -- Il signor Fino rispose con un gesto per assecondare quanto detto dal suo vicino di posta.

La concentrazione sul cignale e tutti quei rumori lo avevano distolto dalla borsa che aveva lasciato a terra. Un cane aveva introdotto il muso all’interno della borsa e stava ingozzandosi delle salcicce che la moglie del suo ospite gli  aveva preparato per pranzo. Della cosa si era accorto anche il padre dello studente, ma ormai era troppo tardi, il danno era  fatto. Nelle cacciate ci sono sempre dei cani chiamati “da stradello” che invece di rischiare qualche ferita inseguendo i cignali, fanno il giro delle poste e se qualche cacciatore inesperto lascia la borsa a terra ne mangiano il contenuto. Il suo ospite lo rassicurò che avrebbero diviso il mangiare. Si scusò per non averlo avvisato di appendere in alto la borsa e tornò alla sua posta.

Nella mattinata si succedettero altre canizze ma nessuna passò così vicina.  Poi a circa mezzogiorno si fece silenzio, fu acceso un fuoco, fu arrostita e divisa la salciccia;  una abbondante bevuta di vino e quattro chiacchiere scambiate con altri cacciatori riportò la fiducia di poter concludere la giornata senza gravi danni.
Ma il destino aveva deciso diversamente ed ancora prima di prendere il caffè caldo dal termos scoppiò una canizza giù basso verso il fosso. Veniva diritta per il salitoio proprio verso di loro. Velocemente fu calpestato il fuoco e tutti corsero alle poste. - Mannaggia al caffè , lo abbiamo lasciato anche stappato, sicuramente  si raffredderà! –
Poi, fortunatamente la canizza deviò verso destra, era una canizza serrata, i cani  braccavano a vista; due spari, la canizza si interruppe un attimo, poi ripartì ancora più intensa in senso inverso, il cignale era stato mancato ed adesso scoltellinava le poste per trovare un varco ove passare.
Sembrava che la macchia fosse percorsa da un treno:  i cani, gli spari, le grida -  terrificante -  il signor Fino provò l’impulso di scappare , un residuo di dignità lo trattenne al suo posto. Proprio davanti a lui nel nero della macchia il cignale si era fermato, la canizza spenta e solo due cani abbaiavano a fermo.

Un’eternità ! Ecco cosa è l’eternità, un attimo che dura una esistenza, un attimo da cui vuoi fuggire e proprio per questo ti sembra infinito, pensieri di tutta una vita che confusi e contorti senza logica ti tornano davanti, cose dimenticate che come flash ti illuminano la mente per poi subito scomparire travolte da altre, che sia questo che si prova quando si muore?
La macchia sembrò esplodere. L’ urlo dei cani, rami travolti, una palla nera setolosa ed  informe era apparsa per poi subito scomparire alle sue spalle seguita dalla confusa chiazza di colore  dei cani.
Poi tutto  si perse nell’immensità della macchia.
Tutto fu di nuovo silenzio: un silenzio di disagio. Solo allora si accorse che durante tutto questo era rimasto perfettamente  immobile; le dita, per la forza con cui erano serrate sul fucile, erano bianche.
Un sudore gelido gli bagnava le fronte.  Si girò intorno ma i suoi vicini per l’imbarazzo guardavano altrove.
Al ritorno a casa del suo ospite uno sguardo del padre fece intendere  a tutti, che non era il caso di fare domande. 

1 commento:

Mari da solcare ha detto...

Un'interessante descrizione...ciao!

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