martedì 2 settembre 2008

Alitalia: Berlusconis dreister Rettungsplan

Per chi fosse interessato alla visione che si ha in Europa delle nostre furbate, ecco qua l'articolo apparso il 29 Agosto sulla "Frankfurter Allgemeine" (noto foglio radicale finanziato dal Komintern - lo dice la commissione Mitrokin) citato da Scalfari in chiusura del suo commento del 31. Buona (ed amara) lettura:

Leggi l'articolo
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Segue la traduzione, come sempre a cura del vostro umilissimo schiavo. Ma consiglio la lettura in ligua originale; ha un mordente che sono riuscito solo imperfettamente a rendere.
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Alitalia: l'impudente piano di salvataggio berlusconiano
di Tobias Piller
29 Agosto 2008. Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, non si è risparmiato le lodi quando ha presentato il proprio piano di salvataggio per la depredata Alitalia. Purtroppo, questo piano, che è un oltraggio a tutte le regole del mercato, di lodi ne merita assai poche.
Partendo dal principio che una grande Nazione ha necessità di una compagnia di bandiera grossa, e solida, Berlusconi ha abbracciato dei principi di interventismo statale che potrebbe aver tratto pari pari da un programma sindacale o da un libro di testo d'economia comunista.
Non c'è bisogno di dire come questo piano niente abbia a che fare con i principi dell'economia di mercato solitamente sbandierati da Berlusconi. Per i consumatori significa: prezzi più alti e un servizio peggiore. Per i concorrenti europei di Alitalia, che fino a poco addietro erano sotto la sferza di un Commissario alla Concorrenza ed al Mercato spietato come Mario Monti, suona scandaloso il modo in cui, in quest'occasione, il governo italiano abbia considerato carta straccia le regole del mercato comunitario.
Fino al 2002 Alitalia ha ottenuto circa 1,4 miliardi di Euro di sovvenzioni statali. Da allora avrebbe dovuto vivere unicamente con i propri guadagni. Invece, sia nel 2005 che nel 2008 ha ottenuto dallo Stato dei "crediti ponte" che hanno poi finito per essere contabilizzati come capitale proprio.
Dei resti del saccheggio si fa carico lo Stato
Il nuovo piano di salvataggio è ancora più impudente: Berlusconi ha in animo di scorporare ciò che è ancora appetibile in Alitalia e di conferirlo - ad un prezzo di favore - ad un nuovo consorzio di investitori. Quello che resta dopo il saccheggio va a carico dello Stato: gli azionisti ed i possessori di obbligazioni verranno indennizzati; per i lavoratori in soprannumero ci saranno appositi interventi di sostegno. Un Commissario, nominato dal Governo, si occuperà della liquidazione del debito residuo, ovviamente a spese delle casse statali.
Contemporaneamente, la gara per le rotte italiane verrà di fatto sottratta al mercato per decreto governativo. Per porre al riparo la "nuova" Alitalia dalle insidie del mercato, questa verrà fusa con il suo unico nominale concorrente, Air One. In questo modo, il monopolio sulle rotta interna più frequentata, la Roma-Milano - è garantito. E, per evitare che un milanese decida di andarsene negli Stati Uniti partendo da Linate via Francoforte o Londra, con una Compagnia straniera, il Governo ricorrerà alla pura e semplice proibizione di questo tipo di coincidenze. I milanesi devono essere costretti a servirsi di Malpensa, lontano e mal collegato, ma dal quale Alitalia gestisce i propri voli diretti per gli Stati Uniti. Perchè - questo è il calcolo - chi ha raggiunto una volta Malpensa sopravvivendo alle code, in futuro eviterà di compiere deviazioni verso altri Paesi e tornerà ad utilizzare la "Compagnia di Bandiera".
Questo piano rammenta una "bancarotta fraudolenta"
Finora, di contro, sia i turisti stranieri che gli imprenditori italiani avevano preferito Compagnie straniere per i propri viaggi all'estero. E viste le continue ondate di scioperi, l'inaffidabilità, il cattivo servizio, gli apparecchi vecchi e i prezzi alti, questo non desta soverchia meraviglia. Per questo motivo, agli occhi del governo Berlusconi, la nuova Alitalia ha una chance di sopravvivere solo se viene sottratta alla concorrenza europea. In caso contrario, difficilmente Berlusconi avrebbe trovato il modo di convincere degli investitori privati a scommettere qualche milione, dei propri, sul futuro di Alitalia. E adesso, guarda caso, si scopre che molti di questi investitori - siano concessionari di autostrade, siano costruttori - dipendono, per le proprie attività, dal Governo. La famiglia Benetton, peraltro, non investe soldi propri, ma capitali raccolti sul mercato azionario dal Concessionario delle Autostrade, dimodoché i piccoli azionisti di questo si trovano a dover condividere, loro malgrado, il rischio-Alitalia.
Il fatto poi che il Governo Berlusconi sappia di muoversi su di un terreno giuridicamente scivoloso, con il suo piano per la creazione di un nuovo monopolio aereonautico in Italia, è rivelato da un particolare del decreto appena varato: sia l'ex Consiglio di Amministrazione di Alitalia, sia il Commissario liquidatore incaricato di svendere i bocconi migliori sono stati sollevati da ogni responsabilità personale. Perchè tutto il giochetto puzza tanto di quella che nel Codice Penale viene chiamata "Bancarotta Fraudolenta": la polpa viene asportata, i debiti, il marcio, rimangono. Per tacitare lo scandalo, alla fine lo Stato Italiano dovrà mettere mano al borsellino. Ma questo, sia che lo si consideri una sovvenzione alla "vecchia" Alitalia o al "nuovo" monopolista, è un altro scandalo, e di dimensioni europee.
La Commissione Europea avrebbe il compito di reprimere eccessi di questo genere. Ma già negli anni passati si è dimostrata troppo lenta nel bloccare le furbate italiane su Alitalia.
Adesso Berlusconi ha un altro atout da giocare; a Bruxelles il Commissario ai Trasporti è un italiano: guarda caso, Antonio Tajani, già portavoce del Governo.

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