Concordo con quanto suggerisce D'Avanzo. Le connessioni di Violante - di per sè un gentiluomo - con la vasta zona diciamo così, problematica e pensosa, che abbraccia maggioranza ed opposizione, favorevole ad una definitiva "resa dei conti" con la Giustizia, non vanno assolutamente sottovalutate, in questa delicatissima partita.
(Estraggo dal corpo dell'articolo, come sempre esempio di ottimo giornalismo - grassetto mio):
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"....Oggi nella disponibilità delle procure, l'inizio dell'azione penale viene consegnata al governo che può selezionare quando, come e contro chi esercitare l'azione, attraverso la notizia di reato raccolta dalla polizia giudiziaria e i tempi di comunicazione alle procure. L'indipendenza del pubblico ministero sarebbe marginalizzata. Decretata la sua autonomia nelle indagini, sarà il poliziotto a decidere del lavoro soltanto formalmente indipendente del magistrato trasformando il pubblico ministero in "avvocato della polizia". Un "avvocato" che mette le sue competenze tecniche al servizio di un'accusa preconfezionata in questure e caserme che lavorano alle dipendenze e con gli input del governo. La soluzione può essere gradita a larga parte del mondo politico (è un errore sottovalutare l'influenza e le connessioni di Violante nell'opposizione e nelle istituzioni) e peraltro Silvio Berlusconi non ha mai fatto mistero di volerla ad ogni costo. Forse, l'avrà. Senza tanti ghirighori costituzionali, la quadra - come l'uovo di Colombo - è lì a portata di mano. In poche parole da cancellare con un tratto di penna."
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2 commenti:
Intanto, ma non capisco ancora bene che 'peso' abbia questa modifica, hanno cominciato a modificare il codice penale (Art. 283. Attentato contro la costituzione dello Stato). Anche in questo, ci sarà lo zampino di Violante?
Ghedini, questa sorta di piccolo congiurato, basta ed avanza. E non si vede un Antonio all'orizzonte: ("...Io sono qui per dare sepoltura a Cesare, non già a farne le lodi. Il male fatto sopravvive agli uomini, il bene è spesso con le loro ossa sepolto; e così sia anche di Cesare. V’ha detto il nobile Bruto che Cesare era uomo ambizioso di potere: se tale era, fu certo grave colpa, ed egli gravemente l’ha scontata. Qui, col consenso di Bruto e degli altri - ché Bruto è uom d’onore, come lo sono con lui gli altri - io vengo innanzi a voi a celebrare di Cesare le esequie...)".
In attesa che Franco Cordero ci riassuma lo stato dei (fetidi) lavori, chiederò lumi ai miei amici penalisti.
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