Concordo in pieno con quanto dice Roberto Mancini, in particolare nella chiusura dell'articolo, che riporto qui di seguito (grassetto mio).
Colgo l'occasione per invitare i miei 3 affezionati commentatori a leggere le affascinati pagine che J. Hilmann [1] ha dedicato ad Ananke/Adrastea (la necessità), Dike (la vendetta), Nemesi (la giustizia riequilibratrice), che trovo particolarmente adatte alla tragica figura di Cossiga.
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[....] Hence the interest in the recent interview, which sheds light on one of the most secretive periods of Italian history - the so-called "strategy of tension" that began with the 1969 bombing of Banca Nazionale dell'Agricoltura in Milan (carried out by the far-right and blamed on anarchists) through to the events at the G8 summit in Genoa in July 2001 where the mysterious "black-blok" group created the mayhem and destruction which brought forth the police violence against thousands of anti-globalisation protestors.
The Italian authorities will no-doubt tell us that the words of Cossiga are the result of his rumoured Alzheimers. I prefer to read them as tragic. I believe that Cossiga is persecuted by the Erinyes, the Greek goddesses of retribution, because blood draws blood.
Now that the truth has eventually been spoken, he will be accused of madness. This is the same fate suffered by Moro, whose letters from captivity were dismissed by Cossiga himself as written by a delirious man. I believe that this is called Nemesis, and it is yet another deity, the god who returns moral order to the world. [2]
Leggi l'articolo
[1] James Hillman "Ananke e Atena. La necessità della psicologia anormale" in "La vana fuga dagli dei" Adelphi - Piccola Biblioteca 261, Milano 1991, ISBN 88-459-0811-9
[2] una modesta divagazione sul tema del vostro umile servo: http://squiliber.blogspot.com/2008/07/world-thinker.html
5 commenti:
Che Kossiga possa esser guardato come un tragico ‘eroe’ greco, che il mito, le Erinni, sangue chiama sangue, Nemesi, s’intercalino, con la realtà, di cui sembrano divenire la sola catartica spiegazione, è fatalisticamente affascinante. E’ certamente materia per una tragedia, soprattutto agli occhi di chi queste cose le ha studiate, decadi fa, sui testi originali. Ma è il mito. Il materialismo storico impone che i nostri piedi siano ben saldi sulla terra. Kossiga, per quanto verosimilmente perseguitato dall’Alzheimer, racconta la verità, perché nessuno dei massimi interpreti delle nostre miserie politiche lo ha tacciato di demenza senile. Kossiga giuoca di sponda con i poteri forti, e nessuno sembra mettersi in guardia. Insomma, nei luoghi in cui s’annida il potere, si riconosce tacitamente la necessità di una ragion di stato per il filo di trame sanguinarie che si prolunga dagli anni di piombo fino ai giorni nostri. La si riconosce solo, o i personaggi che vi vivono ne sono tutti complici?
Ho letto anche la favola di Adrastea, scritta come piace a me, con una sottile vena di ambiguità. E ne ho colto, credo, la metafora. Non ci resta che sperare d’esser mandati al diavolo, noi e la nostra maledetta isola. Il punto è che non l’ho trovata sulle carte geografiche, e nemmeno in internet se ne fa menzione. E’ una mia carenza, o davvero il mondo reale non sa che esistiamo?
Sono anch'io convinto che racconti la verità, non so se per lanciare un obliquo messaggio (parlare a nuora perchè suocera intenda..) o per l'aver perso i freni inibitori a causa dell'età.
Ciò che racconta è comunque agghiacciante e potrebbe - se qualcuno lo volesse - riaprire il sipario calato sulle stragi italiane, da Portella della Ginestra ad oggi.
Per quanto riguarda il mito, credo che sia fortemente intrecciato con la quotidiana esistenza di tutti gli esseri umani, ab origine, e che ne sia fondamentale un recupero, proprio nell'ambito del materialismo dialettico. In altre parole, occorre andare oltre all'accusa lanciata da Adorno a Jung, di essere un reazionario. Be' qui mi fermo, perchè andrei a toccare temi che sto elaborando in altra sede.
Ed in ultimo, Adrastea. Gli Adrastini, avendo, come Giove - per lunghi secoli - succhiato il latte al seno della Necessità, hanno imparato a trarne il miglior partito, e - pur avendo recentemente rischiato - sono giunti indenni fino a noi. Ci insegnano quanto sia fondamentale, cosa buona e giusta e fonte di salvezza, in particolare al giorno d'oggi, l'essere mandati al diavolo, l'essere dimenticati. Non cerchiamo l'isoletta triangolare sulle carte geografiche (è troppo piccola anche per le mappe al 25.000 dell'IGM) ma sappiamo che, quando ne avessimo bisogno, la sua fonte, che sgorga perenne dal tubo storto, sarebbe lì, pronta per noi.
Oggi una carissima amica, con la quale condivido anche residui di attività di ricerca, impegnata in un corso di abilitazione all'insegnamento, mi dice:
PSICOLOGIA DEI GRUPPI
il leader che è diverso dal capo
il capro espiatorio
il clown
i riti di iniziazione
Cavolo, siamo in piena tragedia greca! Uhm...
Sbaglio, o colgo una leggerissima ironia in questo tuo ultimo commento...?
La tua cara amica (torturata dalla SSIS? mi sta simpatica e ha tutta la mia solidarietà!) ed il sottoscritto siamo probabilmente due esempi dell'annoso girovagare - da sinistra (in veste di vittime o complici, a seconda) - attorno ai temi del mito e dell'inconscio.
Quante analisi (junghiane, perlopiù, verifica...) conti tra i tuoi conoscenti ed amici? Quante centinaia di quaderni di sogni debitamente annotati hanno raccolto costoro?
Ma in pubblico: operaismo duro e puro.... scordando che "il personale è politico"
Ti dico: urge un recupero, una riunificazione, un.... insomma, quella cosa lì, un materialismo poetico. E un abbraccio, anche.
Beh, magari mi sbaglio, ma voglio dirla fino in fondo. Me ne infischio della psicologia dei gruppi, perché nella mia vita non sono stato né capo, né leader, né clown, né capro espiatorio, e, per un tragico scherzo del fato, penso d'essere sfuggito, per quanto ne sia stato sfiorato, ad ogni sorta di rito d'iniziazione. Ma, mi chiedo, se fossi poi stato tutte queste belle cose insieme, sarei stato io o cosa? Insomma, il mito, le letture psicologiche ed altre simili sovrastrutture sono innegabili, e talora affascinanti, rielaborazioni dell'attualità della nostra vita, ma, agnosticamente, non ritengo che ne siano la chiave di lettura in grado di produrre cambiamenti. Eppure, il mio personale è tanto politico che l'ho messo in piazza. Sarà il materialismo poetico di cui tu parli?
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