lunedì 11 gennaio 2010

L'inferno di Rosarno e i suoi responsabili

Vedo con piacere che le domande che mi ero posto, circa le responsabilità prime dei tragici fatto di Rosarno, vengono alla mente anche di persone assai migliori di me. Dubito però che troveranno risposta. Circa gli atti dei disperati che si sono ribellati all'oppressione, veniamo alla distinzione tra legalità e legittimità, nel solco delle considerazioni sviluppate da H. Harendt e S. Weil.
Il 14 Ottobre 1943 gli internati nel campo di sterminio di Sobibòr si ribellarono ai loro aguzzini e, dopo averne uccisi un certo numero, fuggirono dal campo, che venne successivamente smantellato ed occultato dai nazisti. L'uccisione dei kapò e delle SS e la successiva fuga furono certamente atti contrari alle leggi vigenti all'epoca nel III Reich. Si possono quindi definire illegali ma non furono certamente illeggittimi, in quanto dettati dalla necessità di sfuggire ad una criminale oppressione.
Il moderno Arbeitslager (campo di lavoro) non necessita di sbarre, fili spinati, torrette con mitragliatrici. Anzi, può essere vasto come una intera nazione - o perlomeno tre grandi regioni di questa - e la stessa figura e ruolo del kapò sono intercambiabili potendo essere assunti fluidamente ed in successione da persone diverse, in momenti e contesti diversi e senza l'impegno costante richiesti al kapò nella precedente, e relativamente primitiva, versione inventata dai nazisti. Gli Haftlinge (deportati) stessi sono intercambiabili (è anzi desiderabile che lo siano e questa intercambiabilità è garantita dall'anonimato) e la loro coesione - non più affidata al filo spinato e alla conta serale - è quella di una mandria transumante che abbandona gli anonimi caduti lungo la strada ed è costantemente alimentata dall'inesuaribile serbatoio di disperati che preme ai confini. La netta separazione dei deportati dai cittadini è automaticamente garantita dalla istintiva complicità ( una sorta di efficacissimo jus calidariorum) che sorge tra questi ultimi sotto la pressione dei primi.

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