Nella divisione internazionale dei compiti che il genere maschile si è data per combattere l'attuale guerra contro le donne, [1] i maschi dei paesi islamici e del sub-continente indiano si sono riservati la quasi totalità della bassa macelleria, forse confortati in questo da un sovappiù di inscalfite certezze.
L'elaborazione teorica "alta", ellittica ed obliqua, sembra riservata - ultimo retaggio del colonialismo - ai maschi occidentali, volonterosi Goebbels, ilari e lievi difensori della Vita (von la V maiuscola!), più adusi alla penna che alla spada.
In questa guerra è caduta Pippa Bacca. Ricordiamola con il suo nome d'arte, che è anche un nome di battaglia perchè, se la vita non è arte, la miglior arte - oggi, in questo tempo di orrenda barbarie globale - è vita e testimonianza, e per questa si può degnamente cadere, sapendo di trovarsi in compagnia delle lapidate, delle violentate, delle sfregiate con l'acido, delle massacrate, delle infibulate, delle costrette all'aborto clandestino, di quelle poste quotidianamente di fronte all'insopportabile e che pur sopportano, delle terrorizzate da un potere integralista, ipocrita e bigotto, da un padre, marito, compagno, violento, criminale ed instabile; l'infinita teoria delle vittime di un potere patriarcale e ottuso, [2] fondato sulla forza e sulla sopraffazione. [3]
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[1] che il contesto storico/politico ed il quadro economico/ambientale mostrano essere anche, e sempre di più, una guerra contro l'intera specie umana e le sue chances di sopravvivenza.
[2] chiedo perdono alle vittime che non ho citato, non per cattiva volontà, ma per stanchezza e disgusto.
[3] se fossi tra gli interessati alla manutenzione della religione, mi preoccuperei dell'inedita alleanza - che si sta saldando nei fatti - tra un dio sempre più paranoico ed una tecnocrazia planetaria, ormai sfuggita ad ogni controllo.