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lunedì 14 giugno 2010

Delitto Sanaa, il padre a processo: "Perchè le femministe non ci sono?

La bimba, ricordiamocelo, è stata sgozzata dal padre che non apprezzava il di lei stile di vita. Il fidanzato è sopravvissuto; la madre della bimba sembra, diciamo così, combattuta tra il dolore per la morte della figlia ed il rispetto per la tradizione entro la quale ha trascorso tutta la propria vita e che rappresenta con ogni evidenza l'orizzonte oltre il quale il suo pensiero non ha strumenti per spingersi.  Credo che dovremmo fare ogni sforzo possibile per aiutare  le donne migranti di prima generazione, particolarmente se provenienti da culture arcaiche e fortemente maschiliste ad allargare i propri orizzonti oltre l'ambito della famiglia/prigione. I maschi (mariti-padroni, padri-padroni e fratelli-padroni), - come disse Napoleone a proposito dell'intendenza,  - se ne avranno la capacità, seguiranno. 
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mercoledì 11 marzo 2009

"Piratesse" della strada Boom di casi in Italia

Pirati. Piratesse.  Sere addietro ero a cena con una gentile signora, insegnante prossima alla pensione. Mi confidava il suo sgomento di fronte alla fragilità (la chiamava proprio così) dei suoi più giovani colleghi. Non si trattava di ignoranza - peraltro grande e ben radicata - ma proprio di incapacità a gestire gli aspetti più elementari del vivere connessi alla responsabilità personale, alla sfera del rispetto individuale, alla propriocezione. Ad allievi premurosamente tenuti in un protratto stato neonatale (cuore di mamma, e di babbo!) corrispondono insegnanti sempre più infantili. Non mi meraviglia che il primo impulso di fronte ad una marachella (investire un pedone, passando col rosso a forte velocità) sia la fuga e che non vi sia jato tra l'impulso e l'agito

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lunedì 9 marzo 2009

Alunno 13 anni pugnala professore

Recuperiamo un lancio d'agenzia del 17 Febbraio. L'insegnamento è sempre stato un'attività usurante, ma adesso stiamo passando il segno! Ora capisco il motivo per cui nelle SSIS hanno recentemente introdotto un corso di autodifesa...

Critica alunna: picchiato dal padre

Assaporando con un ghigno satanico la notizia - che descrive plasticamente, meglio di qualunque tractatus, lo stato presente dei costumi degli Italiani -  Cuore di mamma (e di babbo) esprime la massima solidarietà all'insegnante aggredito.
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lunedì 2 febbraio 2009

La cultura della violenza

Nel liceo della poco ridente città portuale in cui - circa trent'anni addietro - ho insegnato per alcuni anni, mi capitavano sovente ragazzi "fatti come funi" - iride dilatata, lingua impastata, andatura lenta ed ondeggiante - fatti di roba pesa, complice il vicino porto container dove - a detta degli esperti, e non avevo difficoltà a crederlo - si poteva trovare di tutto. Erano piccoli tossici di quindici-dicassette anni, che palesemente si peravano tutto quello che poteva essere perabile e negli inframezzi rollavano delle canne mostruose.
Va bene; quando - con lunghe perifrasi, prendendo il discorso alla lontanissima, in mezzo ai tremori della preside (inneffabile, tonda, burrosa, l'occhio fuggente, dall'eloquio doroteo...) affrontavo il discorso con i genitori, chiedendo loro se, insomma, si fossero accorti di un eventuale comportamento, non strano..noo, diverso? sì, diverso del pargolo (o della pargola), immancabilmente, cuore di mamma (e di babbo) cascava dalle nuvole: "niente, assolutamente niente - insomma un po' di svogliatezza, ma a quell'età è comprensibile.."
In questi colloqui frustranti non sono mai - lo confesso - arrivato abbastanza vicino al trattare la questione capitale del dove, e come, i pargoli - non abbienti - si procurassero la pilla necessaria all'acquisto delle dosi, e gli scenari che mi facevo (anche trent'anni fa, non ero di primo pelo, ed appartengo ad una generazione che ha lasciato vari morti sul terreno) sono sempre rimasti appannaggio del mio foro interiore o, al massimo, condivisi con qualche collega cinico e beffardo par mio.
Tornando all'oggi, non dubito: i genitori dei tre che "hanno acceso il barbone" saranno cascati - e, mentre scrivo, staranno ancora cascando - dalle nuvole alla scoperta che i proprii virgulti, fatti di varie sostanze psicotrope (una birretta, cosa volete che sia...), abbiano deciso di concedersi un'emozione forte in chiusa di serata, nella poco ridente cittadina di Nettuno. 
(Estraggo dal corpo dell'articolo. Grassetto mio):


"[....]Ieri notte un immigrato indiano, mentre dormiva nell'atrio della stazione ferroviaria di Nettuno, è stato cosparso di benzina e bruciato da un gruppo di ragazzi italiani tra cui un minorenne. Un episodio di razzismo? Pare proprio di no. I tre ragazzi, tutti incensurati, tra cui un minorenne, hanno confessato. Avevano bevuto, forse avevano fatto uso di qualche droga e, alla fine della nottata, volevano "fare un gesto eclatante, provare una forte emozione". E così, tanto per divertirsi, hanno dato fuoco al barbone.

È un divertimento dunque stuprare una ragazza appena conosciuta ad una festa, è un divertimento aggredire una coppia, chiudere nel bagagliaio l'uomo e violentare la giovane, è per provare una emozione che si può dare fuoco a un poveretto che, quale che sia il colore della sua pelle, dorme nell'atrio di una stazione [....]"
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"Un'emozione forte per finire la serata: così abbiamo acceso quel barbone"

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Immigrato picchiato e bruciato. Confessano 3 ragazzi, uno ha 16 anni

Andiamo veramente di bene in meglio....

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martedì 25 novembre 2008

Rimini, confessano quattro giovani: 'Abbiamo incendiato noi il clochard'

Estraggo - senza inutili commenti - dal corpo dell'articolo (grassetto mio):
[....]"Si conoscevano tutti, possiamo definirli una banda, e al telefono tra loro commentavano con soddisfazione sia il risultato del loro gesto sia la risonanza ottenuta", ha spiegato Vitali a Radio Capital (audio). "Sono ragazzi di famiglie modeste, ma normali, con genitori che lavorano. In passato avevano già preso di mira la vittima con altri episodi" ha aggiunto il funzionario di polizia. Il reato ipotizzato nei loro confronti è di tentato omicidio. [....]
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martedì 11 novembre 2008

Gli danno fuoco mentre dorme in strada in fin di vita clochard di Rimini

Tutti questi appelli all'iniziativa privata e alla pulizia delle nostre strade, alla paletta e ramazza, dovevano alla fine sortire un qualche risultato. Il nostro popolo, così generoso e ricco d'iniziativa, non poteva rimanere inerte, come quest'episodio - ultimo tra i tanti - ci conferma:

RIMINI - Ignoti hanno tentato di uccidere la scorsa notte un clochard a Rimini, dandogli fuoco mentre l'uomo dormiva su una panchina di via Flaminia dopo avergli versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo si sono rivelate così gravi da imporne il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova, dove l'uomo versa in gravissime condizioni. Le sue generalità non sono ancora note: la polizia scientifica sta cercando di rilevarne le impronte per l'identificazione. Secondo un'ipotesi, potrebbe trattarsi del tarantino di 46 anni che da tempo staziona in città, noto a molti. Ignoti i responsabili del gesto sconsiderato, ma è certo che non appena verranno identificati "saranno duramente perseguiti" ha assicurato il sindaco del capoluogo romagnolo, Alberto Ravaioli. Commentando a caldo l'accaduto, il primo cittadino ha giudicato l'episodio un "atto gravissimo". "Sentiremo come sono andati esattamente i fatti. Si tratta di un gesto esecrabile e cercheremo di trovare i responsabili che saranno duramente perseguiti" ha aggiunto.
(11 novembre 2008)


giovedì 21 agosto 2008

Cupio dissolvi

Su "La Repubblica" del 15 Agosto 2008 leggo una lettera della Professoressa Maria Rita Di Benedetto, che riporto quasi integralmente:


"...Insegno storia nei licei, al triennio, ed è per me normale fare riferimenti geografici, collocare i fatti storici nello spazio e nel tempo. Un giorno, durante una verifica, mi sono permessa di chiedere ove fossero Milano e Venezia e - con mio grande stupore - ho scoperto che per i miei allievi erano città senza una precisa collocazione.
Uno di loro tenta la carta dell'intuito e dice che, forse, Venezia potrebbe trovarsi in Friuli Venezia Giulia. I ragazzi si sono poi giustificati sostenendo che alle medie non studiavano mai geografia. Li invito a fare uno sforzo, a guardare una carta, magari su Internet, non solo a scuola, ma anche a casa.
Ed ecco entrare in scena gli attori protagonisti - e non secondari - del pianeta scuola: le famiglie. Arrivano le lamentele di alcuni genitori che non apprezzano questa docente di storia troppo esigente, che vuole interrogare i loro figli anche in geografia......Se poi ci si mette di mezzo anche il dirigente scolastico, attento alle "esigenze" delle famiglie i guai aumentano, perchè cominciano i richiami a smettere con questi atteggiamenti "negativi"...."

Questo il testo. Ora, il genitore di un odierno diciassettenne ha circa 43 anni, ed essendo nato a cavallo del 1968 ha - eventualmente - frequentato il liceo tra il '79 e l'84. Possiede quindi a propria volta scarsi strumenti per collocare Milano o Venezia sulla carta geografica (Vi rammentate - mi rivolgo ai sessantenni - le terribili cartine "mute" sulle quali dovevamo collocare, all'impronta, in piedi a fianco della cattedra, sotto l'occhio ironico dell'insegnante, città, fiumi, catene montuose e confini?)
Non mi sorprende, quindi, che genitori i quali hanno vivacchiato ( a volte addirittura vissuto benissimo) senza conoscere l'esatta collocazione di Milano (Formigoni, ad es. non ha assolutamente idea di dove realmente sia Milano...) si meraviglino di un'insegnante (di storia poi; che cavolo di rapporto ha la storia con la geografia?) la quale suggerisca al/la loro pargolo/a di informarsi al riguardo.
Ma il passaggio dalla meraviglia all'indignazione (e dall'indignazione alla denuncia - Alle Competenti Autorità) è sorprendente, ed indicativo di un salto epocale:
Persone che farebbero (appunto) carte false pur di far ottenere al loro virgulto il "Pezzo di Carta" percepiscono contemporaneamente la cultura come un disvalore, ove questa non si sostanzi in "tecniche" direttamente spendibili sul mercato del lavoro.
L'insegnamento (rammento che la libertà di insegnamento è costituzionalmente garantita) - l'atto dell'insegnare - è visto come un sopruso, se non come un vero e proprio reato, ove pretenda una seppur minima verifica della propria efficacia (si apprezza il conferenziere, si aborre l'insegnante).
Non si esita a denunciare l'autore del sopruso/reato, forti del proprio buon diritto, e il dirigente che riceve la denuncia - lungi dal cacciare in malo modo il delatore - ne accoglie comprensivo le istanze e "richiama" l'insegnante colpevole...di aver insegnato. Ecco, è il vedere i miei connazionali - su tutto il resto rissosi e discordi - accomunati in questa corsa concorde e disinvolta verso l'abisso, che mi sorprende ed atterrisce.

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