mercoledì 15 aprile 2009

Sassi sulla protesta delle donne contro la legge pro Talebani

Evidentemente, il cuoricino dei maschi afgani "liberati" dall'oppressione talebana batte abbastanza vicino agli ex oppressori. E' interessante lo slogan urlato dai contro-manifestanti maschi: " morte alle schiave dei cristiani".  Sarebbe facile notare che - per questi  - l'idea stessa che le donne possano non essere schiave di qualcuno, non si pone assolutamente, per cui, se schiave debbono essere, meglio e più comodo è che  siano le "nostre"  schiave.  

KABUL - Circa 300 donne afgane hanno provato a  manifestare oggi la loro contrarietà alla nuova legge che autorizza, tra l'altro, le violenze e i rapporti sessuali coatti all'interno del matrimonio, ma sono state fatte oggetto di una sassaiola proprio mentre la polizia interveniva per disperdere la folla. 

La legge, che è stata approvata il mese scorso, legalizza lo stupro del marito nei confronti della moglie, ovvero obbliga le donne a "concedersi" al marito senza opporre resistenza; vieta alle donne di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal medico senza il permesso del consorte; e affida la custodia dei figli esclusivamente ai padri e ai nonni. Il testo permette inoltre tacitamente il matrimonio di bambine e assicura agli uomini maggiori diritti in materia di eredità. 

Il corteo di protesta di oggi era stato convocato da alcuni attivisti per i diritti umani ed ha trovato l'adesione di circa 300 giovani donne. Ma il gruppo si è imbattuto in una contro-manifestazione tutta maschile, che è presto degenerata in una sassaiola. "Morte alle schiave dei cristiani", hanno inveito gli uomini, mentre lanciavano sassi sulle donne. [....]


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