Amore mio,
Quando l'altro giorno ti ho raggiunta al funerale di A*** , ho notato l'assoluta mancanza di cartelli stradali lungo strade e rotatorie peraltro nuove, se non nuovissime, dove quindi non é da pensare che il tempo o il vandalismo siano intervenuti a distruggere la toponomastica.
Semplicemente, le persone che avrebbero dovuto provvedere non lo avevano fatto, i cartelli non erano mai stati disegnati, ordinati, apposti. Alla trafila: riscossione delle imposte, redazione dell'apposita voce di bilancio, stanziamento, pagamento degli stipendi agli incaricati, esecuzione del lavoro, è mancata l'ultima voce. La macchina ha girato a vuoto, gira a vuoto sempre più spesso.
E sempre più spesso mi cade l'occhio sulle piccole ma essenziali cose che non vengono fatte, (e il farle o non farle costituisce buona parte della differenza tra Copenhagen e il Cairo) per le quali pago la mia parte di imposte, per le quali esistono uffici, dipartimenti, attrezzature e personale incaricato, ma che non vengono semplicemente fatte: perché "il problema è a monte" o altrove o più generale, come preferisci.
Riflettendo su queste cose (hai un marito un po' stupidino!) mi è venuto da pensare come la storia, in fondo, sia frutto tanto dagli atti quanto dalle omissioni, anzi forse più di queste che di quelli e che sarebbe forse interessante una microstoria degli atti non compiuti, delle piccole quotidiane omissioni che costituiscono il necessario sfondo e l'indispensabile premessa che rende possibile l'atto (togliendoli nel contempo - ci hai mai pensato? - molta della sua apparente decisività). [1]
La rotta, il percorso seguito da un vascello o da un aereo e la route; in francese, derivano da "rupta" la via romana priva di manutenzione, "rotta" appunto, non più perfetta e sicura come un tempo, disselciata a tratti, in altri acquitrinosa, le locande bruciate e saccheggiate, i ponti tagliati, ma comunque sempre in grado di segnare il percorso per.., indicare la direzione, invitare al viaggio.
Nell'etimo sento fissato lo stupore ed il terrore delle popolazioni, abituate a considerare come un dato, se non eterno comunque certo l'organizzazione e la sicurezza dell'impero, di fronte a questa nuova e funesta realtà: le vie consolari non più percorse dai messi imperiali e dalle legioni, non più sicuro tramite, prive di manutenzione e di sorveglianza, ma comunque necessarie per recarsi là dove ci deve comunque recare, dove gli affari - che comunque proseguono - o gli affetti, ci portano. La probabilità di incontrare bande di predoni, o gruppi di barbari in movimento o bande di monaci cristiani, forse peggiori dei predoni perchè rese inflessibili dalla certezza di recare la "verità" (disastrosa parola), quasi una certezza. "Via rupta est"!
[1] Quanti piccoli ma decisivi atti mancati, omissioni, inefficienze, piccole nausee di fronte alla banalità del monotono dovere quotidiano, piccole furbate individuali sono stati necessari per per far sì che i vignaioli gallo-romani rovinassero (senza desiderarlo peraltro, ne sono certo) i piccoli proprietari terrieri italici sottraendo così alle legioni la loro base territoriale e portandole nel tempo ad essere composte quasi unicamente di "barbari"?
* Claudio Rutilio Namaziano, praefectus urbis a Roma nel 414 d.C., scrive il "De Reditu Suo" al ritorno, appunto, di un viaggio che ha dovuto intraprendere - nell'autunno del 415, da Ostia, probabilmente, a Massilia, per constatare i danni subiti dalle proprietà familiari in Gallia a seguito delle invasioni Vandaliche. Il poemetto, in distici elegiaci, ci è arrivato incompleto (si interrompe con l'arrivo ad Albenga). Il viaggio si svolge per mare, lungo costa, e ci fornisce una preziosa descrizione dello stato dei luoghi visitati, oltre ché una dolente riflessione sulla caducità delle cose umane.
Rutilio Namaziano, "Il ritorno", a cura di A. Fo, Einaudi, Torino 1993
3 commenti:
Sarai pure stupidino, ma queste tue riflessioni sono sacrosante, oltre che bellissime. Altro che piccolo polemista! Forse sono la metafora della de-storia del nostro paese, se mi passi un neologismo alla Bene? Per me, devi scrivere più spesso, per farmi pensare quanto basta.
Uhm, forse era meglio se scrivevo 'de-pensare'.
Si naviga a vista, caro Raffaele, come il nostro Rutilio. Mi piace pensare che abbia scelto il viaggio in nave non per mere comsiderazioni di prudenza, ma per consentirsi un certo distacco, una più ampia visuale del suo paese "afin de le mieux connaître".
Qua trovi il testo: http://www.intratext.com/IXT/LAT0227/__P1.HTM.
Ciao... e grazie!
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