venerdì 6 marzo 2009

Un'eterna ghirlanda brillante*

Viktor Ullmann, compositore ebreo morto nelle camere a gas ad Auschwitz il 18 ottobre 1944, due giorni dopo esservi stato trasferito da Theresienstadt (oggi Terezin), dove era rinchiuso dall'8 Settembre del 1942, compose - tra il 1943 e il 1944 - appunto a Theresienstadt, alcuni Lieder per voce e pianoforte su testo di Hölderlin, poeta tedesco, come tedeschi erano i suoi persecutori.
Ullmann conosceva però la differenza che corre tra i popoli ed i regimi che, temporaneamente, li reggono, e - pur nell'orrore quotidiano che lo circondava - aveva ancora la forza e la lucidità per distinguere tra un poeta tedesco e le SS.
Questa (e in condizioni incomparabilmente più facili) è anche la nostra linea. Sappiamo distinguere tra un popolo di alta civiltà come il Persiano (che ancora oggi si reca in pellegrinaggio sulla tomba di Hafiz, morto a Shiraz nel 1388/89) e la cricca integralista che lo governa e lo opprime.
Gli Ahmadi-Nejad ritornano presto all'oscurità dalla quale un convulso della storia li ha fatti emergere, gli Hafiz restano per la gioia dei nostri cuori.
Tornando un attimo ad Ullmann, notiamo che nel 1940 compose l' Opus 30 - "Canzoniere di Hafiz" per basso e pianoforte. Questa è la nostra "eterna ghirlanda brillante"; questo è ciò che ci guida.

* Douglas Hofstadter "Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante" Adelphi, Milano 1979

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